La migliore offerta Reviewed by Momizat on . Tre anni dopo l’uscita di “Baaria”, Giuseppe Tornatore ("Nuovo Cinema Paradiso", "Una pura formalità", "Malèna", "Stanno tutti bene") torna nei cinema italiani Tre anni dopo l’uscita di “Baaria”, Giuseppe Tornatore ("Nuovo Cinema Paradiso", "Una pura formalità", "Malèna", "Stanno tutti bene") torna nei cinema italiani Rating: 0
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La migliore offerta

la-migliore-offerta-locandina[1]Tre anni dopo l’uscita di “Baaria”, Giuseppe Tornatore (“Nuovo Cinema Paradiso”, “Una pura formalità”, “Malèna”, “Stanno tutti bene”) torna nei cinema italiani con “La migliore offerta”, prodotto dalla Paco Cinematografica e dalla Warner Bros. Italia. Il film, girato in lingua inglese, si avvale della collaborazione di tecnici italiani e di attori stranieri tra cui Geoffrey Rush, che veste il ruolo del protagonista Virgil Oldman, Donald Sutherland e Jim Sturgess. Virgil Oldman è un battitore d’aste, antiquario ed esperto d’arte che, con la complicità dell’amico di vecchia data Billy (Donald Sutherland), si assicura a basso costo opere d’arte di alto valore. Durante la sua vita, ha eretto attorno a sé dei muri per mantenere il mondo a debita sicurezza. Questo sentimento di distacco e di paura verso il mondo esterno e l’alterità, in particolar modo quella femminile, è metaforicamente rappresentato dal fatto che Virgil indossi sempre dei guanti e che li svesti unicamente per toccare le opere d’arte di cui si occupa. Non ha mai avuto una donna al suo fianco e tutto il suo amore è rivolto verso la sua professione. Ossessionato dalla figura femminile, nel corso degli anni ha collezionato un elevato numero di opere d’arte d’alto valore raffiguranti ritratti di donne, che rappresentano l’unica passione amorosa che si è concesso e che conserva all’interno di una stanza segreta della sua casa. La sua vita procede monocromaticamente tra arredi, aste e opere d’arte, fino a quando una misteriosa donna, Claire, lo contatta e gli affida un incarico che stravolgerà la sua vita. Giuseppe Tornatore, per la terza volta, dopo “Una pura formalità” e “La sconosciuta” dimostra di riuscire meglio nella lavorazione di film “piccoli” e relativamente intimisti che nelle sue opere più citate e riconosciute in cui mette in mostra tutta la sua portentosa megalomania.

“La migliore offerta” più che un buon thriller è un’ottima opera metacinematografica. In tal senso, gli elementi da prendere in considerazione sono tre: il marchingegno meccanico, l‘atteggiamento jim-sturgess-alle-prese-con-una-strana-invenzione-in-una-scena-del-film-la-migliore-offerta-di-giuse-2624731[1]voyeuristico di Virgil Oldman e il continuo soffermarsi della macchina da presa su elementi oculari.

Il marchingegno meccanico che Virgil e l’amico restauratore (Jim Sturgess) pian piano compongono dai pezzi che ritrovano disseminati in giro a casa di Claire rappresenta nient’altro che l’intreccio narrativo che lo spettatore deve comporre dall’accostamento dei vari indizi per arrivare alla risoluzione della storia-enigma e al significato ultimo del film. Quindi il marchingegno si pone come lo spettacolo filmico. In questo senso è un elemento fondamentale della scrittura filmica, un po’ meno ai fini della narrazione. Tornerà utile per la visivamente splendida sequenza finale.

la-migliore-offerta[1]All’interno della stanza segreta in cui custodisce i ritratti femminili che non tocca ma guarda, Virgil si pone come lo spettatore all’interno della sala cinematografica. Lo spettatore, come Virgil, è anzitutto, un voyeur, caratterizzato da una condizione di sottomotricità e di sovrapercezione. La sua è una pulsione scopica perché il suo piacere è strettamente collegato al vedere. Come il voyeur (e quindi come lo spettatore) Virgil non può toccare l’oggetto del proprio sguardo, o meglio, può toccare la nuda e cruda opera d’arte, ma non ciò che essa raffigura. La condizione di voyeur non implica solo l’assenza di contatto con l’oggetto, ma anche l’assenza dell’oggetto stesso. Difatti, Virgil non ha mai avuto una donna al suo fianco.miglioreofferta[1]

Ultimo elemento metacinematografico, sicuramente non per importanza, è l’occhio. La centralità dello sguardo, nel film, è stata oggettivata in immagini particolari volte a sottolineare l’importanza del vedere nel cinema. L’esibizione dell’occhio nel linguaggio cinematografico è un preciso elemento metacinematografico che fa riferimento al cinema stesso e al suo statuto. L’attenzione prestata dal film all’occhio sottolinea il fatto che il cinema è un fatto visivo, che si fonda sulla capacità dell’occhio umano di osservare e di percepire e dell’occhio meccanico (la macchina da presa) di registrare il visibile. L’importanza rivolta all’occhio e allo sguardo ritorna in altri film di Giuseppe Tornatore, in primis in “Malena” e rappresenta l’atteggiamento voyeuristico degli spettatori nella sala cinematografica. Il riferimento all’occhio è qui presente nelle sequenze ambientate a casa di Claire in cui la ragazza spia Virgil da una fessura presente nel muro del suo rifugio segreto.

“La migliore offerta” è ambientato in una imprecisata Mitteleuropa e, narrativamente segue due linee di sviluppo che, partendo distaccate, si intrecciano nella seconda parte del film: la prima parte trova nelle esigenze lavorative di Virgil e nella risoluzione dell’enigma legato all’automa il motore propulsore del film, nella seconda parte, l’intreccio meccanico si avviluppa al sentimento amoroso che l’antiquario prova per la prima volta nella sua vita e che lo disorienta, portandolo a perdere più volte la razionalità che lo caratterizzava. A livello narrativo, l’intreccio thriller presenta qualche difetto, infatti, sono parecchie le cose che non tornano e svariati sono i dialoghi al limite del ridicolo, soprattutto nella seconda parte del film. Il moto della vicenda è assicurato da una serie di espedienti narrativi ripetitivi che minano la pazienza dello spettatore e la tenuta del film. Visivamente, Tornatore sfrutta tutta la propria bravura nell’utilizzo della macchina da presa, dispensando dolly e carrellate a volontà, ponendosi ben più di una spanna sopra la media registica italiana. La fotografia fredda, ruvida e l’illuminazione contrastata contribuiscono a mantenere lungo tutta la durata del film il clima di suspense tipico del giallo hitchcockiano. “La migliore offerta” è inoltre caratterizzato dalla tensione dualistica tra ciò che appare e ciò che è, tra menzogna e verità, tra realtà e rappresentazione.

19272_ppl[1]Virgil Oldman è, innanzitutto, un uomo solo, un misantropo senza neanche un vero amico, e alla fine del film, lo spettatore che almeno inizialmente non simpatizza molto per questo personaggio, è costretto a cambiare idea e a considerare più piacevole la vita nella “camera di fantasia” delle due individualità “diverse” che quella nel mondo reale, cattivo, volgare, approfittatore. Nel complesso, dopo la magniloquenza sterile di “Baaria”, possiamo considerare la nuova opera di Giuseppe Tornatore ben riuscita, più formalmente e teoricamente che contenutisticamente. Sarebbe consigliabile andare a vedere il film come se si stesse leggendo un saggio teoretico sul cinema. Emerge, in questa ultima opera del regista bagherese, tutta la cinefilia del Tornatore che fu (“Nuovo Cinema Paradiso”), la sua preparazione e il suo amore per il cinema come macchina e come arte. Straordinario Geoffrey Rush nel delineare ogni minima mania e fissazione di questo personaggio così particolare, un po’ meno gli altri nell’incarnare ruoli che hanno dei difetti strutturali già in partenza in quanto macchiettistici e privi di un vero e proprio sviluppo psicologico.

Voto: ***1/2

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