La bellezza e il terrore della natura. “Picnic ad Hanging rock” di Peter Weir. Reviewed by Momizat on . Stato della Victoria, Australia. E' 14 febbraio del 1900 e un gruppo di ragazze, appartenenti all' Appleyard college, compiono assieme alle loro insegnanti un p Stato della Victoria, Australia. E' 14 febbraio del 1900 e un gruppo di ragazze, appartenenti all' Appleyard college, compiono assieme alle loro insegnanti un p Rating: 0
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La bellezza e il terrore della natura. “Picnic ad Hanging rock” di Peter Weir.

PicnicAtHangingRock-PosterStato della Victoria, Australia. E’ 14 febbraio del 1900 e un gruppo di ragazze, appartenenti all’ Appleyard college, compiono assieme alle loro insegnanti un picnic sul rilievo roccioso di Hanging Rock. A un certo punto quattro ragazze(la bionda Miranda , la bruna Irma, la saccente Marion e la goffa Edith) decidono di andare fin sopra il rilievo della roccia. La disperata fuga di Edith abbatte un inquietante alone di mistero su quella che doveva essere una giornata di spensieratezza: Miranda,Irma e Marion sono infatti scomparse nel nulla e assieme a loro anche un’ insegnante . La polizia inizierà ad indagare senza ottenere alcun risultato e persino Michael, un giovane nobile inglese, si metterà sulle loro tracce spinto dall’amore verso Miranda.

Questa è la storia al centro di Picnic ad Hanging Rock. Girato nel 1975 è l’opera di debutto del regista Peter Weir (meglio noto per aver girato L’attimo fuggenteThe Truman ShowMaster and commander) e riveste un’importanza fondamentale, in quanto ha permesso alla cinematografia australiana di uscire dal suo stato di isolazionismo e di affacciarsi al resto del mondo.

Trasposizione dell’omonimo romanzo di Joan Lindsay, il film ha come tema centrale un archetipo narrativo affrontato moltissime volte dal cinema e dalla letteratura. Il confronto tra uomo e natura , dove il primo cerca di trapiantare nel secondo la propria volontà. Alcune volte l’uomo ne esce vincitore, altre volte è la natura ad alzare il pugno in segno di vittoria ed è proprio il caso del film di Weir.

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La natura è anche protagonista vera e propria del film. Ad una prima visione, infatti, non si può che rimanere incantati dall’immenso paesaggio naturale dell’ outback australiano, reso al meglio dalla lucente fotografia di Russel Boyd, dagli immensi campi lunghi e dai primi piani delle creature che lo popolano (uccelli, serpenti, koala…). Questi elementi sembrano riuscire a farci immergere in quel paesaggio dal fascino seducente, ma allo stesso tempo sinistro e claustrofobico. Una specie di prigione celestiale, dove le ragazze e le loro insegnanti si ritrovano come se vivessero in una dimensione parallela al mondo reale.

E’ alquanto interessante anche analizzare il contenuto vero e proprio della pellicola. Bisogna innanzitutto notare come il regista voglia far capire al suo pubblico fin da subito che verrà mostrata la scomparsa di tre ragazze e della loro insegnante. Il personaggio di Miranda è usato proprio come mezzo per comunicare il futuro evento in più di un’occasione (ad esempio, quando saluta amorevolmente una delle insegnanti prima di avventurarsi sulla collina). Lo stesso personaggio mostra una forte presenza scenica, nonostante sia limitata agli iniziali trenta minuti del film. Somiglia ad una specie di divinità greco-romana,dimostrato  non tanto dal suo aspetto fisico quanto dalla grazia dei suoi movimenti, oltre al fatto che sembra lei stessa legata alla natura che la circonda. Per evidenziare questo particolare, il montatore Max Lemon usa delle dissolvenze incrociate con cui unisce alcune immagini della ragazza a quelle di animali ed elementi naturali. Il tutto avviene all’interno di uno scenario poetico, quasi arcadico, dove le ragazze dell’istituto sembrano ninfe intente a celebrare un rito in onore di san Valentino, quasi come se si trattasse di una festa pagana . A questo si aggiunge anche una splendida colonna sonora, costituita da brani originali di Gheorghe Zamfir e da sinfonie di Beethoven, Mozart e Bach, cornice ideale per le  idilliache immagini che ci vengono proposte.picnic1

Chi conosce abbastanza bene la storia del cinema, inoltre, non potrà fare a meno di notare che la vicenda narrata trova alcune assonanze con un’ altra pellicola: L’avventura del nostro Michelangelo Antonioni. Girato nel 1960 (15 anni prima di Picnic ad Hanging Rock), anche in questo caso il punto centrale della trama è la scomparsa di qualcuno (una giovane donna su un isolotto), ma presenta anche punti di distacco. Se in quel caso la scomparsa, che dovrebbe essere fulcro centrale del film, pian piano sembra che venga dimenticata dai protagonisti, l’esatto contrario avviene nel film di Peter Weir. Qui infatti il funesto evento si ripercuote sulla vita dei personaggi, riportando alla ribalta le ombre oscure di una sessualità che sfiora l’amore saffico rappresentato da Elisa, una ragazza innamorata di Miranda, che la severa direttrice dell’ Appleyard college cerca di reprimere attraverso la costruzione di un regime severo e tendenzialmente ipocrita, dato che anche lei stessa subirà gli influssi negativi di quella vicenda.

E se fosse questo motivo a giustificare la scomparsa di Miranda e delle sue amiche? La fuga da un mondo falsamente perfetto e perbenista, per ritrovare loro stesse nella purità incontaminata della natura? Non si sa,  l’enigma rimane senza risposta ma ciò ha portato molti appassionati ad elaborare varie teorie a riguardo. Si va da tesi semplicistiche (stupro, rapimento, caduta rovinosa) a quelle più fantasiose ed improponibili (contatto con qualche divintà, rapimento alieno). Si pensava che lo stesso romanzo della Joan fosse ispirato ad un reale fatto di cronaca nera avvenuto ad inizio 900, ma la stessa autrice ha negato tutto ciò. Ancora oggi il “mistero di Hanging Rock” non si è riusciti a scioglierlo del tutto, ma forse  proprio in questo particolare si può scorgere la bellezza di questo film che, nonostante la presenza di alcuni tempi morti, riesce a non produrre una partecipazione passiva dello spettatore che, al contrario, entra in contatto con quel mondo illusorio e arriva a considerarlo come vero. Da qui ha origine il fascino indiscreto del cinema.

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