L’arte della felicità Reviewed by Momizat on . Mostrato all'apertura della 28esima settimana della critica cinematografica di Venezia  L'arte della felicità, il primo lungometraggio di Alessandro Rak  e prod Mostrato all'apertura della 28esima settimana della critica cinematografica di Venezia  L'arte della felicità, il primo lungometraggio di Alessandro Rak  e prod Rating: 2.8
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L’arte della felicità

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Mostrato all’apertura della 28esima settimana della critica cinematografica di Venezia  L’arte della felicità, il primo lungometraggio di Alessandro Rak  e prodotto da Luciano Stella è stato accolto calorosamente non solo dalla città della biennale ma anche a Napoli , Firenze, Bologna e ha persino vinto i festival cinematografici di Londra e di Goa (in India), una giusta ricompensa per un giovane regista alla sua opera prima.  Ma è anche una ventata di aria fresca nel cinema d’animazione italiano, un genere che da tempo non riesce ad avere una sua dignità.

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Quella che seguiamo è la storia di Sergio, un promettente pianista che sogna di formare un complesso musicale assieme al fratello violinista Alfredo. Ma tutto va in cenere  quando quest’ultimo, deciso a diventare un monaco buddista, parte per il Tibet. Deluso e sconfortato Sergio si accontenterà di accettare l’incarico di tassista, girovagando per una Napoli sommersa dalla spazzatura e bagnata da un’opprimente pioggia alla Blade Runner, ascoltando le storie dei  passeggieri che salgono sul suo taxi e quella dell’eccentrico speaker di un’emittente radiofonica che è intitolata come il film. Così i suoi tragitti in auto diventano un’ occasione per confrontarsi con gli altri e per cercare il senso della felicità, quella cosa a cui tutti noi ambiamo ma che difficilmente riusciamo ad ottenere. Il tutto viene condito da continui flashback riguardanti l’infanzia dei due fratelli e le loro ultime conversazioni via internet assieme ad un apocalittico incubo in cui si assiste all’eruzione del Vesuvio,l’acmè del clima di degrado e di tristezza che avvolge la città.

larte-9Più che ad una storia ci troviamo davanti ad un vero e proprio viaggio filosofico-esistenziale  che riesce a coinvolgere anche lo spettatore, attraverso le stesse riflessioni di Sergio che abbattono la famosa “quarta parete”, rendendolo partecipe di questo spettacolo immenso che non si autoesilia più nella vicenda personale, ma in quella umana e che diventa così parabola della vita stessa.

Impossibile rimanere indifferenti davanti a questo piccolo capolavoro,  come lo dimostrano anche  i disegni di una Napoli rappresentata nei minimi particolari ma ben lontana dalla fama di “città del sole”, frutto del lavoro dei giovani disegnatori della MAD entertaiment in cui si incatenano diversi stili che conferiscono al film una vera e propria caleidoscopicità. Anche i personaggi sono stati disegnati con una cura tale che sembrano pieni di una sincera umanità, sia fisica che psicologica.

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Un elogio al doppiaggio, in particolare per le voci Leandro Amato (che da la voce a Sergio), Lucio AlloccaJun Ichikawa, ma soprattutto  per quella di Roberto Polizzy Carbonelli ( noto al pubblico per essere uno degli attori principali della fortunata soap opera Un posto al sole) nel ruolo dello speaker, da dieci e lode. Un dieci e lode lo merita anche la variopinta colonna sonora del film, composta da artisti quali Guappecartò, 24 grana,Claudio domestico – Gnut.

Alla luce di tutto ciò non si può dire altro se non che questa Arte della felicità è un film che va visto ad ogni costo. Se si pensa al solo fatto che nelle sale sia uscito a novembre dell’anno scorso e che sia ancora richiesto  nelle sale italiane, ma anche in quelle europee la dice lunga sul suo valore.

Un film dedicato a chi non perde mai la speranza , a chi crede nel valore delle piccole cose e nella voglia di seguire il proprio cuore, a chi crede ancora nella poesia e nell’arte. In poche parole: Un film per chi sa e vuole sempre sognare.

VOTO: 10/10 (ma anche di più)

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