“Roma Città Aperta” torna al cinema. Reviewed by Momizat on . [caption id="attachment_20278" align="alignright" width="388"] Differenza tra versione originale (a destra) e versione restaurata (a sinistra).[/caption] Sono 7 [caption id="attachment_20278" align="alignright" width="388"] Differenza tra versione originale (a destra) e versione restaurata (a sinistra).[/caption] Sono 7 Rating: 0
Home » Cultura » Cinema » “Roma Città Aperta” torna al cinema.

“Roma Città Aperta” torna al cinema.

174113140-994d6eef-9a8c-4ab9-98dd-9eed5cc716f1

Differenza tra versione originale (a destra) e versione restaurata (a sinistra).

Sono 70 le sale che  riproietteranno sul grande schermo e per tutto il mese di aprile la verisone restaurata di quello che viene considerato l’emblema principale del neorealismo italiano: Roma città aperta di Roberto Rossellini. Un’inziativa voluta dalla cineteca di Bologna (nell’ambito del progetto “il cinema ritrovato”), dall’ istituto LUCE e dal “progetto Rossellini”, che hanno lavorato sul negativo originale conservato nella cineteca nazionale. Un’occasione irripetibile per poter vedere ( e rivedere) sul grande schermo un pezzo di storia non solo del cinema, ma anche mondiale. Se il lavoro di Rossellini nel secondo dopoguerra non ottenne il favore degli Italiani, non fu così in altri paesi: basti pensare alla Francia,dove gli autori della Nouvelle Vague affermarono di essere stati influenzati dal regista italiano (e a proposito di questo, il regista Jean -Luc Godard affermò che grazie a questo film il nostro paese aveva riacquistato “il diritto di guardarsi in faccia“), agli Stati Uniti, che premiarono gli sceneggiatori Sergio Amidei e Federico Fellini con l’oscar per la miglior sceneggiatura originale, ma anche ad altre nazioni la cui cinematografia è poco conosciuta al mondo occidentale (Brasile, Iran ..)

Il negativo originale di “Roma città aperta” conservato nella cineteca nazionale di Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eppure, dietro ad una grande opera si nasconde una scarsa disponibilità di mezzi. Rossellini infatti gira in mezzo alla strada e non nei teatri di posa di Cinecittà (che durante la guerra era stata occupata dagli sfollati) e usa una pellicola scadente e poco adatta alle riprese cinematografiche. Sono quindi mezzi innovativi che però nascono da una precisa volontà: è il periodo di quel “ritorno a Verga” che alcuni intelletuali (come Umberto Barbaro) professavano sulla rivista “Cinema”.Si trattava di un voltafaccia al cinema dei “telefoni bianchi”, che raggruppava tutte quelle produzioni che volevano offrire una presunta immagine di benessere ed armonia favorita dal regime di Mussolini. Un vero e proprio schiaffo in faccia all’ipocrisia e alla falsità dei “film di genere”, in favore di un cinema che riprendesse piuttosto il dato fenomenico e che potesse essere offerto al pubblico senza alcun abbellimento. Ecco quindi come si spiega il forte impatto di scene che sono diventate icona del neorealismo stesso, come la celebre corsa di Anna Magnani, nel ruolo della popolana Lina, che urla “Francesco! Francesco!” per poi morire colpita da una raffica di mitra, ma anche la fucilazione di Don Pietro (Aldo Fabrizi) che chiude il film.

Questo è Roma città aperta. Un film che nella sua semplicità e nella sua umanità ci offre la visione di un Italia che ancora oggi sentiamo così vicina e presente. Un film che andrebbe tramandato da generazione in generazione, affinchè la sua memoria non venga dispersa nel tempo (e se ciò dovesse avvenire, neanche un nuovo restauro tornerebbe utile). Qualunque spettatore, dal più giovane al più anziano, dovrebbe lasciare perdere le tentazioni provenienti dalle produzioni recenti ed immeggersi in questo mondo, dove il tempo si è fermato.

 

 

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su