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Dove l’Europa muore

In questi giorni «casa» per me ha assunto un nuovo significato. A causa del coronavirus non posso tornare in Italia, non per paura di ammalarmi, ma per timore di finire in quarantena e quindi di non poter continuare a lavorare come freelance. Concerti, cachet, carriera, tutto in bilico a causa di un virus che imperversa nel mondo. E poi la non libertà di scelta condiziona la nostra mente, facendoci sentire impotenti e instillando in noi una certa nostalgia di casa. Ma tra i bollettini giornalieri che snocciolano contagi, morti e guarigioni, mi imbatto in altre notizie. Ci troviamo in Grecia, ai confini dell’Europa, proprio dove in tempi remoti essa iniziò a muovere i primi passi: migliaia di migranti vengono picchiati, intimoriti, respinti in ogni modo. Lesbo è sotto scacco dell’estrema destra, e migliaia di profughi attendono la loro sorte nella paura di essere uccisi. Mentre noi ci preoccupiamo delle conseguenze della quarantena, barricandoci nelle nostre case sicure con provviste di pasta e generi di prima necessità, a Lesbo, dove l’Europa sta tradendo se stessa, la gente muore mentre, al contrario nostro, cerca in tutti i modi di abbandonare la propria casa. In un video una motovedetta della guardia costiera greca al largo di Kos sperona un gommone di profughi per poi spararvi contro. Le ONG e gli attivisti umanitari hanno paura perché rischiano quotidianamente di essere aggrediti se cercano di aiutare i profughi. L’estrema destra sguazza in questo caos e compie aggressioni e devastazione. Nelle ultime settimane il governo greco ha respinto il 95% delle richieste d’asilo: coloro che non ottengono il permesso diventano così illegali in Grecia ma, essendo per la maggior parte siriani e afghani, non possono tornare indietro. Non hanno più una casa e non ne possono trovare un’altra. È la testimonianza del fallimento dell’Europa, che reagisce a un pericolo sanitario con forza e determinazione, ma si dimentica di quello che accade ai suoi confini. Mentre noi cerchiamo di farci coraggio di fronte a questo virus, dimentichiamo ciò che avviene alle periferie dell’Europa. Dimentichiamo cosa sia l’Europa chiudendoci nella paura del futuro. I prossimi tempi non saranno facili, ma questo non ci dà il diritto di dimenticare la nostra identità comunitaria. A Lesbo non solo finisce l’Europa, ma tramonta definitivamente il sogno europeo che la mia generazione degli anni ‘90 ha cullato a lungo. Dopo aver ricevuto in dono l’Europa da chi l’ha creata e adesso l’abbandona in silenzio.

 

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